IL
MEETING CITTA’ DI VIAREGGIO
Nasce un'idea
"Bisogna assolutamente correre
contro gli americani prima delle Olimpiadi. A cosa varrebbe seguire la
politica dello struzzo? Io voglio sapere cosa valgo veramente. Finora me
l'han detto quasi esclusivamente i cronometri: adesso me lo debbono dire
anche gli avversari. Ed è anche meglio che ci sia tanta gente. Da venerdì
saprò cosa potrò sperare per le Olimpiadi."
Queste parole furono
pronunciate da Pietro Mennea nel corso di una intervista rilasciata al
giornalista Vanni Loriga del Corriere dello Sport-Stadio alla
vigilia della prima edizione del Meeting preolimpionico di
Viareggio.
Il concetto espresso dal
velocista emergente fu ribadito e rafforzato dal responsabile della
velocità azzurra prof. Carlo Vittori: "Non vedo nello sport altra tattica
che quella di correre contro gli avversari forti. Correre e gareggiare
soltanto contro se stesso come è stato costretto a fare finora Mennea non
serve a niente, se non a creare pericolose e fallaci
illusioni."
L'intervista fu rilasciata
quando mancavano solo venti giorni all'inizio dei Giochi Olimpici di
Monaco di Baviera.
La manifestazione viareggina
cadeva quindi a proposito per consentire ai nostri atleti di punta, ed in
particolare al nostro miglior velocista del momento, di confrontarsi con i
"fenomeni" americani , l'eco delle cui imprese giungeva in Italia grazie
alla stampa , sempre più attenta alle vicende sportive d'oltre
mare.
In Italia infatti dopo le
Olimpiadi romane del 1960, non vi erano state molte occasioni per vedere
all'opera i campioni d'oltreoceano nel corso delle loro tournée estive
sulle piste europee. Le notizie delle loro gesta arrivavano a noi solo
attraverso le riviste specializzate oppure tramite i quotidiani sportivi
che però non brillavano per tempestività e non sempre fornivano notizie
complete.
I meetings di Siena e Grosseto
La Toscana aveva ospitato
subito dopo l'evento olimpico, e dopo un’edizione romana, un meeting internazionale - quello
dell'Amicizia organizzato nella città di Siena - che aveva contribuito a
portare in Italia molti atleti dell'Est e fra questi i migliori sovietici
del momento.
La manifestazione, nonostante
fosse quell'anno giunta alla sua tredicesima edizione, aveva inizialmente
stentato a decollare a causa del divieto imposto dalle autorità militari
alla partecipazione degli atleti (ovviamente i nostri più forti) tesserati
per le società facenti capo alle Forze Armate o ad enti ad esse
assimiliati.
Tutto questo a causa della
connaturazione politica dell'ente organizzatore dell'evento: l'Unione
Italiana Sport Popolari (U.I.S.P.), ente sportivo di propaganda operante
nella sfera delle iniziative legate al Partito Comunista
Italiano.
Nel 1965 sulla spinta della
amministrazione comunale di Grosseto, ben affiancata ancora una volta
dall'U.I.S.P., era nato il "Meeting Città di
Grosseto".
Questa manifestazione accolse
inizialmente molti degli atleti reduci dal Meeting di Siena, ma arrivò poi
ad acquisire una sua autonomia ben definita.
L'iniziativa ebbe però breve
vita: solo quattro anni - dal 1965 al 1968 -, ai quali seguirono ben
tredici stagioni di letargo dalle quali gli organizzatori grossetani - con
in testa il dinamico dirigente della F.I.D.A.L. regionale Alfio Giomi - si
risvegliarono solo nel 1981.
Occorreva quindi poter disporre di una nuova grande
manifestazione, libera da impedimenti di sorta, sulla quale far convergere
l'interesse del pubblico italiano che sembrava aver scoperto una vera
passione per l'atletica leggera, interesse alimentato dalla efficace
azione di propaganda nel campo giovanile intrapresa dalla F.I.D.A.L. di
Primo Nebiolo. L'iniziativa, supportata da una intensa campagna
pubblicitaria, tendeva a presentare l'atletica come un grande spettacolo,
del quale gli atleti erano chiamati a rivestire il ruolo dei
protagonisti.
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Primo
Nebiolo |
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Giuliano
Tosi |
Nebiolo e Tosi
Nebiolo, eletto
presidente della F.I.D.A.L. nell'assemblea straordinaria di Roma del
7 dicembre del 1969, parlò del suo progetto con Giuliano Tosi, il
dirigente toscano che dalla stessa data ricopriva uno dei tre posti
di vice-presidente che lo statuto dell'epoca prevedeva
nell'organigramma della federazione.
Tosi veniva dalla base
dell'atletica leggera essendo stato sempre in prima linea nella
organizzazione e diffusione della disciplina a livello locale. Nel
1965 era stato eletto alla carica di Presidente del Comitato
Regionale Toscano della F.I.D.A.L.
Giuliano sposò
immediatamente l'idea del suo vulcanico presidente e si mise al
lavoro concentrando l'attenzione sulle possibilità operative che gli
venivano offerte dalla sua regione.
Escluse, in quanto già
impegnate nella organizzazione dei loro meetings, le città di Siena
e Grosseto, eliminò Firenze in quanto sede improponibile per un
evento da disputarsi nel periodo estivo e scartò, a causa della
insufficienza degli impianti le altre città toscane capoluogo di
provincia.
Tosi allora ebbe la
felice intuizione di rivolgere la sua attenzione alle località
marittime della costa Tirrenica e finì per individuare in Viareggio,
capitale della Versilia, il centro ottimale per la concretizzazione
del progetto del suo presidente.
Tosi conosceva bene le
capacità organizzative dei viareggini e la validità degli impianti
dello Stadio dei Pini, uno dei primi in Italia ad essere dotato di
una pista in tartan. |
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1967: Italia - Stati
Uniti - Spagna
Il dirigente toscano
aveva infatti guidato nel 1967 insieme a Torquato Bresciani,
bandiera gloriosa dell'atletica versiliese e presidente della
società "Centro Giovani Calciatori" di Viareggio - un sodalizio che
con grande semplicità riusciva a far convivere il calcio con
l'atletica - il comitato formatosi per organizzare un evento la cui
eccezionalità varcò i confini della Toscana e che costituì una vera
e propria primizia per l'Italia sportiva: il primo incontro fra la
nostra nazionale di atletica e quella degli Stati
Uniti.
La competizione si
trasformò poi in un "triangolare" per la partecipazione della
squadra spagnola, chiamata a giusta ragione da quel grande stratega
che era Primo Nebiolo per controbilanciare l'effetto della sonora
sconfitta che gli italiani avrebbero inevitabilmente rimediato dallo
scontro diretto con gli americani.
"Un avvenimento da
iscrivere con il carbone bianco negli annali dell'atletica
italiana" scrisse lo storico
fiorentino Roberto L. Quercetani nel depliant pubblicato in
occasione dell'avvenimento.
Nonostante che la
Toscana, e Firenze in particolare, fosse stata spesso negli anni '30
teatro di incontri della nazionale, era dal 1960 che la squadra
azzurra non si esibiva su una pista della nostra regione. L'ultima
volta era stato a Siena il 9/10 luglio dell'anno olimpico quando
l'Italia aveva incontrato e battuto la
Jugoslavia.
L'ultima esibizione di
atleti statunitensi in Toscana risaliva addirittura al 1938, ma
allora si era trattato di un piccolo gruppo di atleti mentre ora
scendeva in pista la squadra U.S.A. al
completo.
Gli americani rientravano
da una delle loro abituali tournée in Europa che li aveva portati ad
incontrare la squadra britannica a Londra il 12 agosto e quella
tedesca a Dusseldorf il 16 e 17 dello stesso
mese.
La comitiva statunitense
comprendeva nomi di atleti leggendari quali: Ralph Boston,
primatista del mondo ed oro nel salto in lungo alle olimpiadi romane
del 1960, da tutti considerato nella specialità come l'erede di
Jesse Owens, Randy Matson e Bob Seagren, recordmen del mondo di
lancio del peso e di salto con l'asta, i futuri protagonisti dei
Giochi di Città del Messico: Bob Beamon, Willie Davemport, Lee
Evans, John Carlos e la grande speranza del mezzofondo Jim
Ryun.
Sulla pista e sulle
pedane dello Stadio dei Pini si esibirono solo alcuni dei
protagonisti americani annunciati, insieme ai migliori spagnoli
guidati dal saltatore in estensione Luis Felipe Areta.
Gli statunitensi che
scesero in pista erano comunque tutti atleti di grande livello che
confermarono sul campo il loro eccezionale
valore.
A Viareggio l'incontro fu
confortato da una straordinaria partecipazione di pubblico che
affollò numerosissimo le tribune dello stadio, mentre le cronache
riferirono che circa dieci milioni di telespettatori avevano seguito
l'incontro dai teleschermi; la notizia va ovviamente presa con
beneficio d'inventario in quanto all'epoca non era ancora in
attività la rilevazione dei dati di ascolto affidata all'auditel
!
Il successo organizzativo
e l'accoglienza riservata all'avvenimento fece tornare di attualità
la discussione sulla opportunità di far svolgere gli incontri più
importanti in provincia anzichè nei meno accoglienti stadi delle
grandi città dove la indifferenza generale e le proibitive
condizioni atmosferiche estive tenevano lontani gli spettatori e
mortificavano le manifestazioni.
La discussione si accese,
ma il problema rimase insoluto tanto è vero che anche ai giorni
nostri il dilemma torna
sovente di attualità. |
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Campionati Mondiali dei
C.I.S.M.
Ma il rodaggio
internazionale degli organizzatori viareggini, guidati da Torquato
Bresciani e Giuseppe Moscatelli, dirigente e giudice di gara di
ruolo nazionale, era avvenuto anche attraverso altre importanti
manifestazioni che si erano svolte nella cittadina
tirrenica.
Il 12 e 14 giugno del
1970 lo Stadio dei Pini aveva ospitato la XXIVa edizione dei
Campionati Mondiali del C.I.S.M. (Comitato Internazionale degli
Sport Militari).
L'avvenimento consentì
agli appassionati italiani di vedere all'opera atleti di grande
spessore tecnico fra i quali i velocisti americani Charlie Greene,
medaglia di bronzo dei 100 metri ai Giochi di Città del Messico, Mel
Pender, finalista a Tokio e Città del Messico nella stessa
specialità, il tunisino Mohamed Gammoudi, oro dei 5.000 e bronzo dei
10.000 ai giochi olimpici messicani ed il giavellottista tedesco
Klaus Wolfermann, futura medaglia d'oro ai Giochi di Monaco del
1972.
La manifestazione rivelò
al mondo sportivo il velocista bianco statunitense Ben Vaughan che
approfittando della lunga pausa agonistica imposta dalla guerra del
Vietnam al capitano dei Marines Charlie Greene, si aggiudicò il
titolo dei 100 e dei 200
metri. |
1971: Campionati Nazionali
Universitari
L'anno successivo i viareggini
collaborarono con il C.U.S.I., il cui presidente era lo stesso Primo
Nebiolo, alla organizzazione dei Campionati Nazionali Universitari che si
disputarono allo Stadio dei Pini dal 30 aprile al 2
maggio.
Fu un'edizione degli
"universitari" molto vivace. L'ottima pista in tartan dell'impianto
viareggino fu sicuramente di aiuto a Pippo Cindolo, alfiere della Panini
di Modena in gara per i colori del Cus della città emiliana, che alle ore
18.30 del 1° maggio si aggiudicò il titolo universitario dei 10.000 metri
stabilendo - primo atleta italiano a scendere sotto la barriera dei 29
minuti (28:49.6) - il nuovo record italiano della
specialità.
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 Pippo
Cindolo
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L'indicazione
dell'ora del record è doverosa in quanto mezz'ora dopo l'evento
viareggino, a Varsavia, nel corso del meeting internazionale
organizzato dalla S.K.R.A., Francesco Arese dell' Atletica
Balengero, all'oscuro di quanto era accaduto in Italia a tanti
chilometri di distanza, ritoccò in maniera sensibile il fresco
limite italiano di Cindolo portando il record a
28:27.0.
Il giorno dopo cadde un'
altra barriera, quella dei 14 secondi nella gara dei 100 metri ad
ostacoli, specialità che aveva sostituito la analoga prova che si
correva dal 1969 sulla distanza degli 80
metri..
Ileana Ongar del Cus Roma
si aggiudicò infatti il titolo universitario vincendo la finale nel
tempo di 13.8, che migliorava il 14.0 ottenuto a Milano il 2 luglio
del 1969 dalla veneta Magalì Vettorazzo.
Quello stesso anno, in
luglio, proprio il giorno che ricordava la caduta del fascismo (25
luglio 1943) Viareggio ospitò nuovamente la nazionale italiana di
atletica leggera in un incontro che si protrasse anche nella
giornata del 26. |
Italia - Grecia - Spagna
I nostri dirigenti
fedederali avevano infatti messo in calendario, nell'ambito della
preparazione per i Campionati Europei che si sarebbero svolti ad
Helsinki dal 10 al 15 agosto, un duplice incontro: con la Grecia,
poi battuta per 130 punti a 81, e con la Spagna, nuovamente
sconfitta per 121 punti a 91.
Anche questa volta il successo, sia sotto
l'aspetto tecnico che spettacolare, arrise alla manifestazione
organizzata nella cittadina toscana.
Un motivo su tutti attirò
l'interesse dei tecnici e della stampa specializzata: l'esordio in
maglia azzurra di Marcello Fiasconaro, l'oriundo giunto dal
SudAfrica, fortemente voluto da Primo Nebiolo che ne fece una pedina
importante nel suo piano di lancio dell'atletica
spettacolo.
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Arriva dal SudAfrica Marcello
Fiasconaro
Marcello "March"
Fiasconaro, nato a Città del Capo il 19 luglio del 1949 da genitori
genovesi, trasferitisi in SudAfrica durante la guerra, era stato
segnalato ai nostri dirigenti da comuni amici sudafricani, che ne
avevano magnificato l'enorme potenziale fisico ed atletico.
Il ragazzo non aveva
seguito la carriera del padre, Gregorio, divenuto un famoso
direttore d'orchestra, ed aveva intrapreso l'attività di
rappresentante di tessuti.
Dopo aver iniziato a
praticare sport quale giocatore di rugby, Marcello nel 1970 si era
avvicinato all'atletica leggera gareggiando nelle file dei Celtic
Harriers.
La sua carriera atletica
era iniziata esattamente il 7 novembre 1970 con una vittoria sui 400
metri a Città del Capo conclusa nel tempo di
48.5.
Sei giorni dopo a
Stellenbosch in una manifestazione nazionale Marcello scese a 46.6
sulla stessa distanza d'esordio, battendo due atleti molto quotati
quali Timm e Dick
Broberg.
Ai primi di dicembre il
suo bagaglio agonistico si arricchì di una nuova esperienza.
Marcello corse infatti il 9 dicembre, sempre a Città del Capo, la
sua prima gara sugli 800 metri siglando il tempo di 1:51.8 che fece
pronosticare ai tecnici un avvenire per il ragazzo ben più radioso
di quello che si era in un primo momento prospettato per i 400
metri. |
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 Stewart Banner e
Marcello Fiasconaro
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A fine stagione
Fiasconaro aveva limato un altro decimo al suo personale sui 400
(46.5), tempo che gli permise di classificarsi fra i primi settanta
specialisti del mondo, mentre sugli 800 era sceso a
1:51.0.
La stagione 1971 vide
March - allenato da Stewart Banner, tecnico-amico che lo raggiungerà
poi in Italia - portare il suo limite sui 400 metri a 46.0, mentre
sulla doppia distanza fece solo una sporadica e poco significativa
uscita.
Non disdegnò nemmeno le
gare di velocità tanto è vero che sui 200 metri scese fino a 21.3.
Ma i progressi notevoli furono ancora sui 400 metri dove portò il
personale a 45.8
Nel frattempo gli
emissari di Nebiolo avevano tessuto la loro rete e convinto
Fiasconaro a venire a gareggiare in Italia sfruttando i vantaggi che
gli derivavano dal possedere la doppia
nazionalità.
Fu così che il 27 giugno
del 1971 Fiasconaro, avendo optato per la nazionalità italiana,
arrivò all'aeroporto di Fiumicino accolto da Luciano Barra,
segretario generale della FIDAL che ben volentieri si prestò a
fargli da interprete.
Il 1° luglio Fiasconaro,
indossando una tenuta da rugbysta - maglia a strisce verdi e bianche
- fece la sua prima apparizione su una pista
italiana.
L'opportunità gli venne
data dalla Notturna di Milano, giunta alla sua terza edizione, dove
corse la seconda serie dei 400 metri imponendosi nel tempo di 46.7
su Giacomo Puosi.(47.3).
Ma il primo importante
appuntamento di Fiasconaro era fissato per il 7 e 8 luglio allo
stadio Olimpico di Roma, dove erano in programma i Campionati
Italiani Assoluti.
Marcello gareggiò da
"libero" e senza aver conseguito il minimo di
partecipazione.
Pur denunciando vistosi
difetti stilistici Fiasconaro si aggiudicò (8/7) il titolo dei 400
metri imponendosi nel tempo di 45.7, nuovo primato italiano, che
migliorava il 46.2 ottenuto da Sergio Ottolina a Sassari nel lontano
9 maggio del 1965.
Alcune società sporsero
reclamo avverso la partecipazione dell'oriundo ai campionati in
quanto mancante del minimo di partecipazione e non essendo tesserato
per alcuna società.
Ma Nebiolo non si fece
sorprendere e la F.I.D.A.L. respinse il reclamo per vizio di forma
(?).
Diciassette giorni dopo a
Viareggio Marcello Fiasconaro esordì in maglia azzurra nel già
citato triangolare e lo fece in maniera clamorosa dominando la prova
dei 400 metri chiusa nel tempo di 45.5 ottenendo il nuovo record
italiano, con un passaggio di 22.2 ai 200
metri.
Nella sua scia giunse
Giacomo Puosi, un viareggino di colore che gareggiava per il
F.I.A.T. di Torino, che con il tempo di 46.7 avvicinò il "personale"
di 46.5 ottenuto, sempre dietro a Marcello, nella finale dei
campionati italiani.
Fiasconaro eguagliò il
suo primato il 13 agosto di quello stesso anno ad Helsinki nel corso
dei Campionati Europei nella gara che gli valse la medaglia
d'argento alle spalle, o meglio sarebbe dire in linea, con l'inglese
David Jenkins accreditato dello stesso tempo:
45.5.
Il tempo "elettrico" di
Fiasconaro fu di 45.49 e la sua prestazione venne riconosciuta quale
primo record italiano dei 400 metri rilevato con cronometraggio
completamente automatico.
Il suo primato resistette
per circa dieci anni. Il 15 luglio del 1981 a Torino Mauro Zuliani
detronizzò Fiasconaro nell'albo dei primati, portando il nuovo
limite a 45.34.
Neppure due mesi dopo, il
5 settembre, a Roma nel corso della terza edizione della Coppa del
Mondo Mauro Zuliani conquistò uno straordinario secondo posto nella
prova dei 400 metri dietro allo statunitense Cliff Wiley (44.88),
correndo la distanza nel tempo di 45.26 e riuscendo a precedere di
un soffio il fortissimo giamaicano Bert Cameron
(45.27).
Il record italiano
stabilito quel giorno da Zuliani resiste tuttora; la cosa mi fa
enorme piacere in quanto fui proprio io, uno degli starters
ufficiali in servizio, ad avviare quella gara ed a firmare la
regolarità del record.
Marcello Fiasconaro
concluse la sua esperienza italiana nel luglio del 1978 quando con
la moglie Sally e la figlia Gianna fece ritorno in SudAfrica dove,
lontano dalle piste, lo attendeva una nuova attività
lavorativa.
La carriera di March in
Italia era stata fantastica, compendiata in otto primati italiani
(tre sui 400 e cinque sugli 800 metri), in una miglior prestazione
mondiale indoor (400 metri nel 1972) ma soprattutto nello
straordinario record del mondo degli 800 metri (1:43.7 ottenuto il
27 giugno 1973 all'Arena di Milano).
Nel suo soggiorno
italiano Fiasconaro scese 57 volte in pista nella gara degli 800
metri.
In quanto a medaglie il
suo "palmares" annovera un argento (Helsinki 1971, 400 metri), un
bronzo (Helsinki 1971, staffetta 4x400) ed un sesto posto nella
finale degli 800 a Roma negli Europei del
1974.
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Tutto è pronto per il primo
Meeting
Viareggio aveva stabilito
un feeling particolare con la "nazionale" ed era diventata sede
preferita anche per i raduni tecnici.
Prima del triangolare con
Grecia e Spagna gli azzurri si erano infatti ritrovati in collina a
Capezzano Pianore, località in collina alle porte di Viareggio, per
un "collegiale" di preparazione all'incontro ma, soprattutto, in
proiezione degli Europei di Helsinki.
Il 17 luglio i
"nazionali" avevano partecipato ad una mini-riunione allo Stadio dei
Pini nel corso della quale Gian Marco Schivo aveva fallito di poco,
alla terza prova, il record italiano di salto in alto a m. 2.18
ottenendo un 2.15 che lo collocava al secondo posto di sempre nella
graduatoria della specialità dopo Erminio
Azzaro.
Adesso a Viareggio,
grazie anche alla sensibile disponibilità del Sindaco Federigo
Gemignani e dell'Assessore allo Sport Paolo Barsacchi - due
amministratori che capirono al volo l'ottima occasione che si
presentava alla città in fatto di promozione turistico-sportiva - si
offriva la possibilità di organizzare un meeting internazionale che,
a parte la primogenitura della F.I.D.A.L., poteva a ben ragione
essere considerato a tutti gli effetti una sua creatura dal momento
che la manifestazione aveva visto la luce e "cresceva",
amorevolmente seguita da Giuliano Tosi e dal suo staff, nelle
accoglienti sale dell'Hotel Royal, divenuta una vera e propria
centrale operativa del meeting, mentre Giuseppe Moscatelli prendeva
in consegna lo Stadio dei Pini per curare la messa a punto degli
impianti e di tutti gli
altri aspetti tecnici legati alla loro funzionalità ed
efficienza. |
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