(di Gustavo Pallicca)
La notizia proveniente da Reykjavik (Islanda) dove si
è svolta l´annuale convention del calendario
mondiale, che assegna alla città di Firenze il quadrangolare fra Italia, Cina,
Russia e Poloniaci ha riportati di un balzo indietro
di trenta anni, all´epoca in cui
In attesa di vedere allo
Stadio "Luigi Ridolfi" i campioni cinesi di
oggi guidati dal fantastico ostacolista Liu Xiang medaglia d´oro olimpica e co-primatista mondiale della specialità, e dalla
straordinaria mezzofondista Xing Huina
argento ad Atene sui
Ma vediamo prima come si era
arrivati a quello "storico" quadrangolare.
Il primo riconoscimento del Comitato Olimpico
Cinese da parte del C.I.O. è del 1922.
Il primo atleta cinese che prese
parte ad una edizione dei Giochi Olimpici fu il velocista Liu Changchun (13.10.1909-?.3.1983) che partecipò alle gare di velocità alle Olimpiadi
di Los Angeles del 1932.
Changchun fu eliminato in
entrambe le gare alle quali prese parte. Nei
L´atleta fu presente anche a
Berlino nel 1936 nelle stesse gare (sempre eliminato in batteria) e prese parte
anche alla gara di staffetta 4x100.
La prima medaglia olimpica in atletica
assegnata ad un atleta della Repubblica Popolare Cinese fu il bronzo nella gara
di salto in alto (Los Angeles, 1984), conquistata da Zhu
Jianhua (m. 2.31), nella gara vinta dal tedesco
federale Dietmar Mogenburg
(2.35), davanti allo svedese Patrik Sjoberg (2.33).
Il primo atleta cinese che si impose all´attenzione del mondo fu il saltatore in alto Ni Chih-Chin (Ni
Zhiqin)(nato 14.4.1942) che l´8 di novembre del 1970
al Workers Stadium di Shangai, dinanzi a 80.000 spettatori, spodestò dal trono di
primatista mondiale il leggendario Valery Brumel, che deteneva il record della specialità (2.28) dal
21 luglio del 1963.
Ni Chih-Chin,
che in seguito divenne presidente della federazione cinese, saltò m. 2.29 al
secondo tentativo, al termine di una prova che lo vide entrare in gara a m.
1.98 ed effettuare sette salti.
Ma a quel tempo
Ancora il salto in alto portò gloria alla Cina a livello mondiale. Negli anni 1983 e 1984 il
saltatore Zhu Jianhua
(29.5.1963) migliorò tre volte il primato del mondo portando il limite da m.
2.36 (Gerd Wessig, Mosca
1.8.1980) a m. 2.39 (Eberstad, 10.6.84), con questa
progressione: m. 2.37, Pechino 11.6.83 e m. 2.38, Shangai
22.9.83. Abbiamo visto come ai Giochi di Los Angeles fu
solo terzo con m. 2.31.
Dopo il 1932
Tuttavia la sua partecipazione ai Giochi si
interruppe dopo Helsinki, a causa del riconoscimento da parte del C.I.O. della
Repubblica Cinese di Taipei (Repubblica di Taiwan), e
quindi
I cinesi "popolari" rimasero fuori dai giochi fino al 1984 quando appunto tornarono a
gareggiare sotto la bandiera dei cinque cerchi.
Il Comitato Olimpico Nazionale Cinese presentò
una nuova domanda di riconoscimento nel 1975, che venne
accolta dal C.I.O. solo il 25 novembre 1979.
A favorire questa complessa operazione che
interessava anche tutte le federazioni collegate al movimento olimpico cinese,
contribuì in maniera assolutamente determinante il "genio" di Primo
Nebiolo, in quel periodo Presidente della FIDAL e della FISU (Federazione Internazionale Sport Universitari).
Il geniale dirigente piemontese riuscì a
portare ufficialmente i cinesi a Torino nel 1959, nella prime
Universiadi unificate dell´Est e dell´Ovest, superando difficoltà tecniche incredibili a
partire dai visti cge non furono mai concessi. I
cinesi entrarono in Italia con una tessera rilasciata a Praga dall´Associazione Internazionale degli Studenti. Ci fu poi
il problema delle bandiere e degli inni. Nacque così l´idea,
poi adottata anche dal C.I.O. di varare una bandiera e un inno delle
Universiadi (Godeaumus igitur......), che servisse per tutti.
Subito dopo le Universiadi
Da allora il cammino verso il riavvicinamento
è stato molto lungo. I cinesi rimasero sordi per anni ad ogni richiamo di
riavvicinamento, ma poi piano piano cominciarono a
riaffilarsi a qualche federazione minore, senza dare l´impressione
di tenere molto ad un rientro nell´arengo
internazionale.
Poi avvenne il famoso match di ping-pong con
gli Stati Uniti ed iniziò un disgelo che ben presto assunse caratteristiche di
...una valanga.
Cosa era successo?
La squadra americana di ping-pong si trovava nell´aprile del
Il 10 aprile 1971 nove fra giocatori e giocatrici statunitensi, quattro giudici
di gara e due coniugi si recarono in terra cinese attraverso il ponte
diplomatico di Hong Kong; della comitiva, fatto questo veramente eccezionale,
fecero parte anche dieci giornalisti americani.
L´incontro ebbe luogo dall´11 al 17 aprile nell´Indoor Stadium di Pechino. I
cinesi vinsero per 5-3 fra gli uomini e 5 - 4 con le donne.
Nonostante i segni di disgelo, i rapporti fra
la federazione cinese di atletica e
Nebiolo avanzò, con successo, la proposta di concedere ai
paese non membri della IAAF il permesso di partecipare a manifestazioni
organizzate dai Paesi membri.
Tramite la loro ambasciata i cinesi fecero sapere agli italiani che gradivano
molto l´invito.
La notizia dell´avvenimento, che sul piano tecnico
non offriva spunti di particolare interesse considerata
la scarsa valenza tecnico-agonistica degli atleti cinesi, richiamò invece molta
attenzione per motivi di carattere generale, tanto che gli stessi Stati Uniti
richiesero alla Fidal di potersi inserire nel
quadrangolare con relativa ripresa diretta televisiva a colori, rinunciando
addirittura al già programmato tradizionale incontro contro i sovietici. Ma
allora l´Olimpico aveva solo otto corsie e quindi,
dal momento che gli accordi con
I giornali diedero anch´essi
molta risonanza all´avvenimento. Alcuni editorialisti
sottolinearono il fatto che ormai gli organismi internazionali non avrebbero
più potuto ignorare la presenza effettiva di quasi un miliardo (all´epoca) di persone, che venivano
rifiutate dallo sport come se non fossero anch´esse
creature umane.
Di fronte a queste considerazioni l´aspetto tecnico della manifestazione passava in secondo
piano, specie se si considera che i principi fondamentali dettati da Mao Tse-tung, sostenevano che
"la politica educativa deve far sviluppare gli individui moralmente, intellettualmente,
fisicamente".
All´Olimpico quindi si sarebbero visti i primi passi
verso l´occidente di questa moltitudine imponente,
inquadrata dal regime e chiamata a svolgere attività fisica anche attraverso
programmi radiofonici mattutini.
Gli azzurri si preparavano a questo evento con
un occhio rivolto soprattutto alla semifinale di Coppa Europa programmata a
Torino per il 12 e 13 luglio.
Il raduno era stato fissato presso
La nostra federazione aveva pensato di
inserire, fuori classifica, nel programma di Italia - Cina una gara
internazionale sui
Franco Arese era il
capitano degli azzurri. Ai suoi ordini si sarebbero schierati in pista, e in
pedana, Mennea (100 e 200, ma non staffetta), che per
essere presente all´Olimpico rinunciò agli esami all´ISEF di Cassino, Fiasconaro, Benedetti, Fava, Cindolo, Zarcone, Del Forno, Ferrari, Fraquelli, De Vincentis, Simeon, Podberscek, Salvaterra, Cramerotti, Visini, Zambaldo e
altri fra i migliori del momento. Sarebbero mancati solo Dionisi
e Tomasini.
La presenza di Marcello Fiasconaro
era stata incerta fino all´ultimo momento. Il
problema non era tanto quello di una buona condizione fisica, quanto quello
relativo ad un dramma famigliare che il campione italo-sudafricano
stava vivendo.
Il figlio Gianmarco,
che ormai contava un anno di vita, avuto dalla unione con Sally, era nato
affetto da una rarissima malattia che si manifestava con la decalcificazione
delle vertebre, con il midollo spinale esposto, che provocava la immobilizzazione delle gambe.
Proprio in quei giorni, grazie all´interessamento del
suo allenatore Barnard, rimasto in patria, si stava
mettendo a punto un intervento ad opera del prof. Katzen presso il Children
Hospital di Johannesburg.
Il bimbo non superò l´intervento
e venne a mancare l´11 di luglio, proprio mentre March si trovava con la nazionale a Torino per la disputa
della semifinale di Coppa Europa.
La nazionale maschile cinese partì il 20 giugno da Pechino alla volta di Roma,
dove si sarebbe trattenuta due settimane.
La squadra era composta da
19 atleti e 6 accompagnatori ed era guidata dal responsabile del settore gare
della Federazione Sportiva cinese, Chao Shuang-Chin, segretario generale aggiunto della
Associazione Nazionale di atletica. Capitano della squadra era il velocista Feng Chen-Jen,
classe 1948, giunto quarto ai Giochi Asiatici, con un record personale
di 10.3 sui

Nazionale Cinese a
Roma
I cinesi arrivarono a Roma-Fiumicino
il 23 giugno 1975 provenienti da Bucarest, suscitando enorme curiosità, mista a
delusione per l´esiguo numero dei partecipanti che
non avrebbe consentito alla Cina di schierare due
uomini gara, come previsto.
Inappuntabili nella loro divisa grigia con il colletto abbottonato fino al
collo, i cinesi non si offrirono alla "vorace" curiosità dei
cronisti, se non quando furono giunti nell´albergo
sulla via Aurelia, designato
ad ospitarli.
Molti si aspettavano di trovarsi di fronte a
uomini piccoli, mingherlini; invece ci si trovò di fronte a uomini dal fisico
possente e dai lineamenti regolari, caratterizzati solo dal taglio degli occhi
a mandorla, ma molto più grandi e comunicativi di quelli dei giapponesi.
Difficoltà di comunicazione, nonostante il prodigarsi dell´ex-astista
Romano Vatteroni che aveva studiato cinese all´ISMEO, e molti sorrisi di circostanza, caratterizzarono
il primo incontro fra la rappresentativa cinese e la stampa italiana.
L´amico Vanni Loriga, allora inviato del Corriere dello Sport, era
presente a quella conferenza stampa informale nel corso della quale il capo
delegazione cinese fece sfoggio di diplomazia asserendo che alla sua nazione
non interessava tanto la vittoria nelle competizioni, vittoria che egli definì
"passeggera", ma bensì l´amicizia con i
popoli perché, a suo dire, l´amicizia è
"eterna".
Poi si dilungò nell´illustrare le iniziative a favore del popolo messe in atto dai dirigenti del partito
al governo. Nei confronti del C.I.O. fu piuttosto polemico affermando che:
"lo sport è fatto da milioni di giovani ed è
invece governato da un pugno di vecchi".
Richiesto di che cosa conoscesse dell´Italia, Chao Shuang-Chin, rispose che i
cinesi conoscevano molto bene il viaggiatore veneziano Marco Polo, Spartaco (il
gladiatore ribelle) perché nelle scuole veniva indicato come emblema della
lotta rivoluzionaria, e infine Primo Nebiolo.
Il giorno successivo i cinesi presero contatto con lo Stadio dei Marmi e
assaporarono il tepore caldo del sole romano.
Richiesti se piacessero loro le bianche statue
che ornano le tribune dello splendido impianto romano, gli atleti, sorridendo,
dissero che erano molto meglio le ragazze italiane che si allenavano in altro
settore del campo!
Mentre i ragazzi si allenavano in campo, il
segretario generale Chao Shuang-Chin,
veniva ricevuto al Foro Italico dall´Avv.
Giulio Onesti, Presidente del C.O.N.I.
Intanto si conobbero i prezzi fissati dalla
federazione per assistere al quadrangolare. Tribuna Monte Mario £. 2.500
(ridotti 1.500), Tevere £. 1.500 (ridotti 500), curve
£. 500 (ridotti 100).
Nonostante la eccezionalità
dell´avvenimento il pubblico romano non rispose in
massa al richiamo dell´Olimpico. Il clou dell´affluenza si ebbe al momento dell´accensione
dei fari sul campo, quando sulle tribune dello stadio romano si contarono circa
ventimila spettatori, una cifra di tutto rispetto considerata con i raffronti
di oggi, ma che all´epoca non esaltava di certo.
Alla banda dell´Esercito
fu affidato il compito di scandire le note della cerimonia inaugurale e la esecuzione degli inni nazionali. In tribuna l´on.le Flaminio Piccoli, il
presidente del C.O.N.I. Onesti, il presidente della FIDAL Nebiolo ed i
rappresentanti diplomatici dei tre Paesi ospiti.
La manifestazione si apre con la gara di lancio del martello che vede il
successo del rumeno Tudor con la misura di m. 68.14,
sul nostro Podberscek che supera di un nulla i m. 67
(67.02). Il cinese Chi Shao-Ming si classifica al
settimo posto con la modesta misura di m. 55.76.
Seguono poi due prove fuori classifica. Nei
La prima gara di corsa "ufficiale" vede scendere in pista la stella
della serata, il primatista europeo dei 100 metri: Pietro Mennea.
Il nostro numero uno rompe il ghiaccio e accende il pubblico con una gara che
non è certo entusiasmante sotto il profilo tecnico ma che lo premia con un bel
10.1, ad un soffio dal 10.0 ottenuto a Milano il 16 giugno 1972.
Al primo tentativo di avvio Mennea precede addirittura il "pronti" dello
starter Marcello Ferrari; poi si concentra meglio sui
blocchi, ma al via è sorpreso dallo spagnolo Carbonell
che lo sopravanza fino ai
Il primo acuto della serata giunge dalla
pedana di lancio del peso dove il nostro Groppelli
migliora di
Anche all´epoca del
quadrangolare la fama degli spagnoli nelle prove di mezzofondo e fondo era
supportata da una serie di successi ottenuti su tutte le piste del mondo. Nell´occasione però Haro e
Hidalgo, dopo aver condotto la gara dei
Staccato, ed addirittura doppiato, il cinese Jang Tsien, giunto settimo in 31:32.6, preceduto anche dai nostri due deludenti Lauro e Cindolo, rispettivamente quinto e sesto.
Il terzo successo per gli azzurri arriva al
termine della gara dei 400 ostacoli. Il pistoiese
Giorgio Ballati, ostacolista giunto all´atletica
durante il servizio militare nei Carabinieri, fu autore di una gara perfetta,
priva di quelle incertezze che invece caratterizzavano di sovente le sue
prestazioni.
Il tempo finale di 50.6 costituiva il suo nuovo primato stagionale e faceva ben
sperare per la prova in Coppa Europa (a Torino infatti
Ballati vincerà i 400 ostacoli in 50.88, lanciando l´Italia
al secondo posto dietro alla Germania, che le aprì le porte verso la finale di
Nizza). In questa gara non parteciparono atleti cinesi.
Neppure sulla distanza piana del giro di pista
i cinesi schierarono loro atleti. La vittoria va a Pasqualino Abeti (47.0), in
una delle sue poche uscite su questa prova.
Si sapeva che capitan Arese
non era in grandissima condizione e per di più accusava risentimenti ad un
tendine infiammato. I due rumeni, Ghipu e Lupan, fecero un buon gioco di squadra che li porta ad ottenere una doppietta insperata: 3:42.0 e 3:42.3
il tempo dei primi classificati. Terzo è il nostro Riga (3:42.9),
mentre Arese terminò al sesto posto in 3:45.6. Dietro
di lui il cinese Li Wen Liang
(3:52.2).
Altre due vittorie italiane nel salto in lungo
e nell´alto. Piergiorgio Molinaris
si aggiudica la prima con la misura di m. 7.62,
precedendo di un centimetro lo spagnolo Blanquer.
Quinto il cinese Jo Chi-Lin
che salta m. 7.22.
Nell´alto la vittoria di Enzo
Dal Forno (2.18) fu contrastata fino all´ultimo dal
giovane cinese Chan Yung-Ha,
considerato l´erede di Ni Chih-chin, che riesce a salire
fino a m. 2.14.
La staffetta 4x100, orfana di Mennea (Guerini, Caravani, Benedetti, Curini),
vince con un modesto 40.2 sugli spagnoli accreditati del suo stesso tempo.
Terza è
Al termine della prima giornata questo il
punteggio fra le nazioni: Italia-Cina 74-20, Italia-Romania 59-46, Italia-Spagna
63-43, Romania-Spagna 53-52, Romania-Cina
67-25, Spagna-Cina 70-24.
Nel dopo gara i cinesi, atleti e dirigenti, furono
molto schivi ed evitarono accuratamente di farsi fotografare. Richiesti del
perché di questo atteggiamento, risposero che lo facevano per non disturbare l´educazione sportiva cinese, che prevede un avanzamento di
"massa" senza divi e senza atleti "speciali".
L´unico che rilasciò alcune dichiarazioni
fu Wang Yen-Li, corrispondente dall´Italia
dell´Agenzia Nuova Cina. Egli aveva spedito alla sua
agenzia, con sede a Pechino, stralci degli articoli
pubblicati sulla Cina sportiva dai quotidiani italiani. A lui i
giornalisti italiani chiesero approfondimenti sulla situazione dello sport
nella sua Patria, e dell´atletica leggera in
particolare. Alcuni chiesero anche il perché dei risultati così modesti.
Yen-Li non si fece pregare e disse che in Cina
lo spirito olimpico era molto sentito a tutti i livelli ed in tutte le
federazioni sportive, fra queste: atletica, ping-pong, calcio, palla a volo.
Ma fino ad oggi loro non avevano avuto modo di
occuparsi dello sport: dovevano prima sistemare questioni più importanti e più
urgenti. Adesso potevano dedicarsi allo sport, ma non poteva essere che uno
sport di massa, dal momento che la popolazione aveva raggiunto il miliardo di
unità.
Lo sport era una componente della vita
quotidiana e veniva praticato da tutti senza
distinzione di ceto e di condizione. Presto quindi, concluse Yen-Li sarebbero
arrivati anche i risultati.
La seconda giornata fece registrare un maggior afflusso di pubblico. Il direttore tecnico Enzo Rossi, coadiuvato nella
circostanza da Sandro Giovannelli, era consapevole
che la squadra italiana avrebbe dato il meglio di se guidata da due uomini di
valore quali Mennea e Fiasconaro.
La gara di marcia sui
Le gare di corsa si aprono con la disputa dei
Mennea è in quinta corsia.
Composta e decisa la sua partenza, seguita da una curva corsa in maniera
leggera ed efficace. Pietro "rema" un attimo col braccio destro al
momento di entrare nel rettilineo finale, ma poi riesce a distendersi ed ad
avvicinarsi al traguardo a grandi falcate. Il cronometro gli
assegna un tempo fantastico: 20.1 che costituisce il nuovo primato italiano
(precedente: 20.2, da lui stesso ottenuto a Milano il 16.6.1972) ed è la terza
prestazione mondiale dell´anno, la seconda europea di
sempre dopo il 20.0 di Borzov. Un bel regalo
per Mennea che l´indomani
compie 23 anni! Solo settimi ed ottavi i cinesi: Feng
Chen-jen (21.6) e Lo Kuo-ming (21.8).
Duello italo-rumeno
nella prova dei
Solo un uomo aveva gli
Angustiato da gravi problemi personali Marcello Fiasconaro
si schierò ugualmente al via degli
I due azzurri si presentano insieme sul
rettilineo di arrivo, ma Onescu non si da per vinto e riesce ad affiancarli dando addirittura l´impressione di poter passare.
Fiasconaro con la forza della
disperazione si getta insieme al rumeno sul filo di lana, ottenendo dal
fotofinish quel minimo di vantaggio che gli assegna la vittoria. Il tempo del
primatista del mondo (1.43.7 ottenuto a Milano il 27.6.73) è appena di 1.49.0,
lo stesso assegnato al rumeno, mentre Fontanella è terzo con due decimi di
distacco. Solo settimo (ultimo) il cinese Lo Kuo-chun (1:53.1).
Dominio rumeno nelle ultime due gare di lunga lena: i
Nella prima prova si impone Floroiu, che doppia così il successo di ieri sui
Buon ultimo, con un tempo irreale (14:41.0) il cinese Hsieh Pao-chiang.
Nella gara con le siepi il favorito spagnolo Campos viene superato dal rumeno Cefan che va a stabilire il nuovo primato nazionale
(8:23.4) con un finale molto vigoroso.
Primato anche per
Quattro successi per gli azzurri nelle ultime
gare del programma.
Nel disco si impone De Vincentis
con la misura di m. 60.38 davanti al compagno di squadra Simeon (59.20). In
questa prova era in gara anche il più "anziano" degli atleti cinesi,
il trentaquattrenne Wang Chun-chuam,
classificatosi al sesto posto con m. 50.40.
I cinesi sfiorarono il successo in una gara
del programma. L´astista Tsai
Chang-hsi, ottenne la stessa misura (5.10) del nostro
Fraquelli che si aggiudica la
gara per minor numero di falli.
Per il cinese si tratta del nuovo primato
nazionale.
Un misura superiore ai
Senza storia la staffetta 4x400 vinta dall´Italia (Maroldi, Abeti, Di
Guida e Borghi) in 3:08.7 sulla Spagna e
Il quadrangolare si concluse pertanto con la
netta vittoria dell´Italia sulla
Cina per
Al termine della manifestazione il presidente primo Nebiolo portò la notizia
che il Comitato Esecutivo della F.I.S.U. (Federazione
Italiana dello Sport Universitario), aveva preso in esame la domanda di
affiliazione della Cina Popolare, trovandola in ordine con i propri regolamenti.
La domanda sarebbe stata quindi raccomandata alla prossima Assemblea Generale
della Federazione che si svolgerà a Roma il 15 e 16 settembre alla vigilia dei
Campionati Mondiali Universitari di atletica leggera.