COPPA EUROPA STORY:
1973: L’ITALIA NON SUPERA
LA SEMIFINALE DI OSLO – LA SQUALIFICA DI FIASCONARO
Gli addetti ai lavori (tecnici, giornalisti, storici ecc.) cercarono a lungo di individuare i motivi della brutta figura rimediata dai nostri a Stoccolma nella finale di Coppa Europa.
Cosa era
successo agli atleti azzurri che a Sarajevo si erano distinti per
determinazione e vigoria?
Non fu
tanto l’ultimo posto in graduatoria a sorprendere quanto la rassegnazione con
la quale i nostri erano scesi in campo.
Emozione?
Raduno troppo lungo? Inesperienza?
Tutti
questi interrogativi rimasero senza risposta; chiaro che la nostra atletica
usciva dalla competizione ridimensionata rispetto alla bella prova di Sarajevo.
Tre anni
trascorsero velocemente intervallati dagli “europei” di Helsinki (1971) e dai
Giochi Olimpici di Monaco di Baviera (1972). Tre anni nei quali successero
molte cose, ma soprattutto spuntarono nomi nuovi nello scenario italiano,
caratterizzato soprattutto dai primi vagiti della “atletica spettacolo”
perseguita con sagacia e lungimiranza da Primo Nebiolo e Luciano Barra.
Due nomi
su tutti: Pietro Mennea e Marcello Fiasconaro.
Il
ragazzo di Barletta aveva iniziato a praticare l’atletica nel 1968 e nel 1971
aveva già indossato la maglia tricolore di campione d’Italia dei 200 metri e
uguagliato con il tempo di 10.2 il record nazionale dei 100.
A
Helsinki aveva costituito una vera e propria sorpresa raggiungendo a diciannove
anni la finale dei 200 metri, dove si era classificato al sesto posto, e
conquistando il bronzo con la staffetta 4 x 100.
L’esplosione
e la consacrazione a campione era avvenuta nel 1972.
Primatista
italiano dei 200 metri (20.11), campione nazionale della stessa distanza,
bronzo ai Giochi Olimpici di Monaco di Baviera dietro ad uno stratosferico
Borzov ed allo statunitense Larry Black, finalista olimpico con la staffetta 4
x 100, primatista mondiale della 4 x 200 (1:21”5) ed infine co-primatista
europeo dei 100 metri (10.0) al termine di un fantastico duello con il superman
sovietico sulla pista dell’Arena Civica di Milano.
Era
quindi ormai una “certezza” per la squadra azzurra, della quale era una delle
colonne portanti.
Marcello "March"
Fiasconaro, nato a Città del Capo il 19 luglio del 1949 da genitori genovesi,
trasferitisi in SudAfrica durante la guerra, era stato segnalato ai nostri
dirigenti da comuni amici sudafricani, che n’avevano magnificato l'eccezionale
potenziale fisico ed atletico.
Il ragazzo non aveva seguito la
carriera del padre, Gregorio, divenuto un famoso direttore d'orchestra, ed
aveva intrapreso l'attività di rappresentante di tessuti.
Dopo aver iniziato a praticare
sport quale giocatore di rugby, Marcello nel 1970 si era avvicinato
all'atletica leggera gareggiando nelle file dei Celtic Harriers.
La sua carriera atletica era
iniziata esattamente il 7 novembre 1970 con una vittoria sui 400 metri a Città
del Capo conclusa nel tempo di 48.5.
Sei giorni dopo a Stellenbosch in
una manifestazione nazionale Marcello scese a 46.6 sulla stessa distanza
d'esordio, battendo due atleti molto quotati quali Timm e Dick Broberg.
Ai primi di dicembre il suo
bagaglio agonistico si arricchì di una nuova esperienza. Marcello corse infatti
il 9 dicembre, sempre a Città del Capo, la sua prima gara sugli 800 metri
siglando il tempo di 1:51.8 che fece pronosticare ai tecnici un avvenire per il
ragazzo ben più radioso di quello che si era in un primo momento prospettato
per i 400 metri.
A fine stagione Fiasconaro aveva
limato un altro decimo al suo personale sui 400 (46.5), tempo che gli permise
di classificarsi fra i primi settanta specialisti del mondo, mentre sugli 800
era sceso a 1:51.0.
La stagione 1971 vide March -
allenato da Stewart Banner, tecnico-amico che lo raggiungerà poi in Italia -
portare il suo limite sui 400 metri a 46.0, mentre sulla doppia distanza fece
solo una sporadica e poco indicativa uscita.
Non disdegnò nemmeno le gare di
velocità tanto è vero che sui 200 metri scese fino a 21.3. Ma i progressi
notevoli furono ancora sui 400 metri dove portò il personale a 45.8
Nel frattempo gli emissari di
Nebiolo avevano tessuto la loro rete e convinto Fiasconaro a venire a
gareggiare in Italia sfruttando i vantaggi che gli derivavano dal possedere la
doppia nazionalità.
Fu così che il 27 giugno del 1971
Fiasconaro, avendo optato per la nazionalità italiana, arrivò all'aeroporto di
Fiumicino accolto da Luciano Barra, segretario generale della FIDAL che ben
volentieri si prestò a fargli da interprete.
Il 1° luglio Fiasconaro,
indossando una tenuta da rugbysta - maglia a strisce verdi e bianche - fece la
sua prima apparizione su una pista italiana.
L'opportunità gli fu data dalla
Notturna di Milano, giunta alla sua terza edizione, dove corse la seconda serie
dei 400 metri imponendosi nel tempo di 46.7 su Giacomo Puosi (47.3).
Ma il primo importante
appuntamento di Fiasconaro era fissato per il 7 e 8 luglio allo stadio Olimpico
di Roma, dove erano in programma i Campionati Italiani Assoluti.
Marcello gareggiò da
"libero" e senza aver conseguito il minimo di partecipazione.
Pur denunciando vistosi difetti
stilistici Fiasconaro si aggiudicò (8/7) il titolo dei 400 metri imponendosi
nel tempo di 45.7, nuovo primato italiano, che migliorava il 46.2 ottenuto da
Sergio Ottolina a Sassari nel lontano 9 maggio del 1965.
Alcune società sporsero reclamo
avverso la partecipazione dell'oriundo ai campionati perché mancante del minimo
di partecipazione e non essendo tesserato per alcuna società.
Ma Nebiolo non si fece sorprendere
e la F.I.D.A.L. respinse il reclamo per vizio di forma (?).
Diciassette giorni dopo a
Viareggio Marcello Fiasconaro esordì in maglia azzurra nel già citato
triangolare e lo fece in maniera clamorosa dominando la prova dei 400 metri
chiusa nel tempo di 45.5 ottenendo il nuovo record italiano, con un passaggio
di 22.2 ai 200 metri.
Nella sua scia giunse Giacomo
Puosi, un viareggino di colore che gareggiava per il F.I.A.T. di Torino, che
con il tempo di 46.7 avvicinò il "personale" di 46.5 ottenuto, sempre
dietro a Marcello, nella finale dei campionati italiani.
Fiasconaro eguagliò il suo primato
il 13 agosto di quello stesso anno a Helsinki nel corso dei Campionati Europei
nella gara che gli valse la medaglia d'argento alle spalle, o meglio sarebbe
dire in linea, con l'inglese David Jenkins accreditato dello stesso tempo:
45.5.
Il tempo "elettrico" di
Fiasconaro fu di 45.49 e la sua prestazione fu riconosciuta quale primo record
italiano dei 400 metri rilevato con cronometraggio completamente automatico.
Il suo primato resistette per
circa dieci anni. Il 15 luglio del 1981 a Torino Mauro Zuliani detronizzò
Fiasconaro nell'albo dei primati, portando il nuovo limite a 45.34.
Neppure due mesi dopo, il 5
settembre, a Roma nel corso della terza edizione della Coppa del Mondo Mauro
Zuliani conquistò uno straordinario secondo posto nella prova dei 400 metri
dietro allo statunitense Cliff Wiley (44.88), correndo la distanza nel tempo di
45.26 e riuscendo a precedere di un soffio il fortissimo giamaicano Bert
Cameron (45.27).
Il
record italiano stabilito quel giorno da Zuliani resiste tuttora; la cosa mi fa
enorme piacere perché fui proprio io, uno degli starter ufficiali in servizio,
ad avviare quella gara ed a firmare la regolarità del record.
Marcello
Fiasconaro concluse la sua esperienza italiana nel luglio del 1978 quando con
la moglie Sally e la figlia Gianna fece ritorno in SudAfrica dove, lontano
dalle piste, lo attendeva una nuova attività lavorativa.
La carriera di March in Italia era
stata fantastica, compendiata in otto primati italiani (tre sui 400 e cinque
sugli 800 metri), in una miglior prestazione mondiale indoor (400 metri nel
1972) ma soprattutto nello straordinario record del mondo degli 800 metri
(1:43.7 ottenuto il 27 giugno 1973 all'Arena di Milano).
Nel suo soggiorno italiano
Fiasconaro scese 57 volte in pista nella gara degli 800 metri.
In quanto a medaglie il suo
"palmares" annovera un argento (Helsinki 1971, 400 metri), un bronzo
(Helsinki 1971, staffetta 4x400) ed un sesto posto nella finale degli 800 a
Roma negli Europei del 1974.
Ci siamo doverosamente dilungati su
questi due atleti sui quali, insieme alla certezza sul sempre elevato
rendimento di Francesco Arese, erano riposte le speranze azzurre di ripetere
l’impresa di Sarajevo 1970 e di accedere nuovamente nell’arengo europeo
dell’atletica.
Con la partecipazione di 27
nazioni la Coppa Europa maschile raggiunse il numero record di iscrizioni,
dimostrando di aver raggiunto una grande popolarità.
Dal 30 giugno al primo di luglio
le città di Lisbona, Bruxelles e Atene ospitarono i turni preliminari di
eliminazione
Da Lisbona tornarono promosse
Svizzera e Jugoslavia, da Bruxelles Norvegia (ben 105 punti totalizzati) e
Belgio, mentre Romania e Bulgaria superarono il turno ad Atene.
Le 18
nazioni così qualificate si affrontarono il 4 e 5 agosto in tre semifinali:
Oslo, Celje e Nizza.
L’Italia
venne inserita nella semifinale di Oslo con Ungheria, Unione Sovietica, Gran
Bretagna, Norvegia e Belgio. Non sarebbe bastato conquistare il terzo posto per
assicurarsi la presenza ad Edimburgo in quanto gli inglesi non dettero per
acquisita, quali padroni di casa, la partecipazione della loro squadra alla
finale e tornarono alle sei squadre tradizionali.
La
vigilia degli azzurri fu abbastanza tormentata, nonostante che dalla Russia
arrivassero notizie sulle precarie condizioni fisiche di Borzov e ne
confermassero l’assenza ad Oslo.
Pietro
Mennea al termine di un allenamento sulla pista di Asiago, aveva accusato un
infortunio muscolare che tuttavia con il beneplacito del dott.Oliva, consulente
medico della F.I.D.A.L., non gli aveva impedito di partire ugualmente per Oslo.
Si
trattava in effetti di una forma di sciatalgia che angustiava il nostro
velocista da un paio di mesi, e che sfortunatamente si era riacutizzata proprio
alla vigilia della trasferta in terra norvegese.
Problemi
fisici anche per Marcello Fiasconaro, freschissimo primatista del mondo degli
800 metri (Milano, 27 giugno 1973) con il tempo di 1:43.7, atteso al varco da
un atleta freddo e calcolatore quale era il sovietico Yevgeniy Arzhanov, uomo
che contava un primato personale di 1:45.3 sulla distanza ed era imbattibile in
volata.
Le gare
della semifinale si disputarono allo Stadio Bislett, lo storico impianto teatro
di straordinarie imprese che hanno fatto la storia dell’atletica leggera.
L’inizio
degli azzurri fu deludente e preoccupò molto il presidente Nebiolo che aveva
raggiunto la squadra affidata al capo delegazione Col. Casciotti.
De Boni
(martello), Liani (110 ostacoli) e Sorrenti (peso) persero punti preziosi nei
confronti degli inglesi; lo svantaggio nel punteggio fu contenuto dal solito
Francesco Arese che ottenne la sua quarta vittoria individuale in altrettante
gare disputate in Coppa Europa.
La sua
prova sui 1.500 fu al solito impeccabile e tatticamente perfetta: traino per
1.300 metri e accelerazione nella breve volata finale (3:39.5).
Le
infiltrazioni effettuate all’atleta dallo staff medico alla vigilia della
prova, ci restituirono un Mennea in grado di difendere il suo prestigio nella
gara dei 100 metri. Dopo un avvio disastroso (peraltro lo starter tenne un
tempo strettissimo fra il pronti e lo sparo), il barlettano riuscì a recuperare
e a terminare molto vicino (10.3) all’ungherese Lajos Gresza (10.2), velocista
di medio livello che ad Oslo trovò la sua giornata di gloria.
Anche
Fiasconaro perse punti preziosi nei confronti dello scatenato David Jenkins,
campione europeo in carica, che migliorò nella gara dei 400 metri il primato
britannico di ben due decimi di secondo (45.2), trascinando al primato
nazionale anche il diciannovenne belga Alfons Brijdenbach, che migliorò il
limite addirittura di sei decimi.
Marcello
fu solo quarto, con un netto calo nel finale dopo aver dato l’impressione di
poter reggere il passo dei primi (46.2).
Dopo che
anche Pippo Cindolo aveva perso punti nei 10.000 e la buona difesa di Molinaris
nel lungo,la giornata si chiuse con due belle prove per i nostri colori che
servirono a riportarci ad un solo punto dagli inglesi ed a ridurre
sensibilmente lo svantaggio dai sovietici.
Nel
salto in alto Enzo Del Forno, entrato in gara a due metri, è regolarissimo fino
ai m. 2.13, ma poi fallisce per mera sfortuna i m. 2,15 lasciando via libera
all’ungherese Istvan Major che valica la misura con il suo “fosbury” al secondo
tentativo.
La
seconda vittoria della giornata giunse dal quartetto della staffetta veloce.
Guerini,
Maccaccaro, Benedetti e Mennea furono protagonisti di una corsa liscia come
l’olio. Non commisero alcun errore e chiusero la prova con il tempo di 39”0 che
eguagliava il primato nazionale stabilito a Firenze il 1° luglio 1972 dalla
stessa formazione con la sola variante di Preatoni in seconda frazione al posto
di Maccaccaro.
Il tempo
degli azzurri costituiva anche il nuovo primato del Bislett.
Secondi
a quattro decimi i sovietici, ancora una volta orfani di Borzov e terzi gli
inglesi (39.6).
Questa
la classifica al termine della prima giornata di gare: 1. Unione Sovietica p. 44,5 – 2. Gran Bretagna p.
38 – 3. Italia p. 37 – 4. Ungheria p. 35 – 5. Norvegia p. 32 – 6. Belgio p.
23,5.